Lettera al fratello Sal:IMBECILLI

Imbecilli!

Lasciatemi raccontare ciò che accadda sabato scorso ad un recital di poesie organizzato a Marsala da Mario Cassisa, geniale artista locale che per anni se ne é stato sul dorso della tartaruga,cioè in America del Nord.

Eravamo un esercito tra pittori,attori (4 o 5) e poeti (15) per essere esatti; uno di questi poeti era Antonino Contiliano appartenente un tempo al movimento di contestazione Antigruppo,per non parlare di me. L’uditorio era proprio numeroso in quanto comprendeva madri e padri, zie e zii e “cugini a dozzine”,tutti premurosi,affabili e pronti ad applaudire.

Mia moglie Nina era stata invitata dai suoi cugini Oliva al matrimonio di uno dei figli e naturalmente dovevo andarci pure io. Un matrimonio da queste parti significa un’ora e mezza in chiesa, poi una lunga attesa degli sposi ( 3 ore) che vanno per le fotografie nei punti più svariati della provincia e infine il grande pranzo costoso in un ristorante di lusso.

Ero stato perciò felicissimo di accettare l’invito al recital di Marsala dove mi accompagnò Marco Scalabrino,giovane poeta che qualche mese fa aveva pubblicato senza che nessuno glielo avesse chiesto e a sue spese un libro di mie poesie da lui tradotto dall’inglese al siciliano.Scommetto che quasi nessuno degli scrittori stalloni della Mondadori o dell’Einaudi può dire altrettanto.

Gli organizzatori-pittori mi dissero che avrei letto per ultimo, forse perchè riesco ancora a commuovere la platea,chissà! A 75 anni non é facile recitare bene, ma io mi ero preparato, avevo letto e riletto le poesie bambinescamente in modo da evitare il pericolo di cedere come una vecchia barca che si sfascia sul primo scoglio.

Ma c’era un altro che doveva recitare dopo di me, un attore, Giorgio Magnato. Scusate ! Ho dimenticato i vari titoli, il Maestro, Commendatore Giorgio Magnato . ( Immaginate, un attore che mette questi titoli davanti al suo nome negli inviti al recital).

Il Maestro Commendatore Giorgio Magnato aveva preparato una lunga poesia di Pini, un poeta fiorentino,cattolíco-fascista, durante il ventennio molto conoiciuto e ora un pò in disuso, tanto é vero che in 50 anni di mia intermittente permanenza in Sicilia non l’ho sentito nominare. un poeta, ínsomma,che nel periodo in cui l’Antigruppo era in piena attività e corrispondeva con mezzo mondo letterario era stato completamente dimenticato La poesia era un invettiva contro quei poeti e scrittori di periferia, credo, gente di provincia o del sottobosco letterario, e a tutti questi il poeta si rivolge chiamandoli ” imbecilli”.

Cosicché, dato che la poesia é molto lunga e ripetitiva, il maestro commendatore Giorgio Magnato continuò a scagliarci in faccia la parola ” imbecilli” almeno un centinaio di volte.

E più il maestro-attore vomitava ” imbecilli”, più tutti quelli che avevano recitato insieme all’intero uditorio compresi

zii e cugini si sentivano bollati sulla fronte: “imbecilli”” Poi ,riportando ancora le parole di Papini,l’attore ci propinò l’elogio inconfutabile per il grande genio, per l’uomo migliore , per quello più intelligente.

A questo punto non ce la feci più e gridai con tutto il fiato che ancora a 75 anni mi ritrovo:”bene”, ho capito uno di quei “imbecilli” nell’interminabile poema di Papini che con boria stai leggendo sono io.”

La mia voce tuonò per tutto il Complesso Monumentale S.Pietro di Marsala,quasi una piazza. Balzai dalla sedia infuriato sventolando la mia più recente pubblicazione “Estetica filosofica populista dell’Antigruppo siciliano”,che per caso avevo in mano.. Forse l’attore-commendatore pensò che stessi precipitandomi su di lui per dargli una “fraccata di lignate” e sulla sua faccia brutta e grassa apparve una pennellata oscura di, paura; e aveva ragione: so che nelle occasioni in cui mi sento provocato il mio viso subisce una vera trasformazione, gli occhi mi diventano duri e crudeli e sembrano esprimere la volontà di uccidere. Gli strappai il microfono dalle mani e lessi la dedica che si trova sulla seconda pagina di “Estetica filosofica populista dell’Antigruppo siciliano” scandendo bene le parole: “questo libro é dedicato a tutti i mediocri (e perciò imbecilli) come me.All’inferno i geni straintelligenti che sono stati, sono e saranno sempre il grande pericolo per ogni comunità!!!” (Aggiunsi poi che uno di questi intelligentissimi italiani fu Benito Mussolini e ritornando al mio posto gridai invettiva : “gran figlio di buttana questo poeta Papini!” Si,buttana con la ‘b’ come dicono i siciliani.)

Sorprendentemente, dopo quesa mia volgare conclusione ci fu uno scroscio di applausi, ma AI maestrócommendatore-attore, rícompostosí,riprese il microfono e per altri dieci minuti continuò a leggere la poesia di Papini.

Alla fine,una fila di gente venne a stringermi la mano e a congratularsi con me per le poesie che avevo letto: Il muro, Il mio amico Dick e Bianco Spiritual.

L’attore era rimasto lì,solo,con il libro di Papini in mano

Gli “imbecilli” si erano coalizzati. Io,però, dovevo andare al ricevimento di quel matrimonio alla siciliana. Mi accompagnarono Marco Scalabrino e la moglie.Gli invitati che avevano atteso per cinque ore gli sposi stavano sedendosi a tavola.Erano le 22 del 26 giugno del ‘99.

L’ALTRO LIBRO

3° Pagina Trapani Nuova a Puntate 1975

 Oggi ho avuto una ricaduta. Per molti giorni,quasi un’intera settimana, venivo spinto, come im­barcazione a gonfie vele da un venticello favorevoleverso porti tranquilli. Ricordo che l’altro giorno, e­rano anni che non mi succedeva, mentre cammina­vo sentivo vortici di brezza piacevole giocare attor­no alle mie caviglie. Era come se l’esistenza tuttaballasse. Pensavo, e forse m’ingannavo, che io e ilvento avremmo potuto abbracciarci. So che il vento,le foglie, anche il piccolo verme sarebbero dispostia giocare con me. Sono io che non voglio. Ancora non ho deciso se sono malato perchè quello che dico non è verità o proprio perché dico sempre la verità. For­se sono malato perchè dico sempre la verità, mentretu, nascondendo quel che in te è vero, riesci a nonfarti tacciare di pazzia.

Mi è capitato ieri notte: Alla televisione si da­va un lavoro intitolato«Il Rumore». Avevo detto amia moglie che non volevo vederlo perchè queste co­se mi fanno pensare che tutti abbiano svuotato ilmio libro dove io parlo appunto di rumori e voci. Lostesso però mi sentivo attratto dalla curiosità di sa­pere a che proposito si sarebbe parlato del rumore;allora cercavo di sistemare meglio possibile la tele­visione portatile.
«Non è meglio qui fuori in terrazza?
«Senti, per me va bene ovunque», rispondevamia moglie. Mi domandavo perchè ero tanto nervo­so. La recezione televisiva era eccellente, ma conti­nuavo a muovere manopole e aggiustare antenne. Eintanto mi ripetevo che sicuramente l’opera non a­vrebbe avuto niente a che fare con il mio libro e cheforse avrei potuto godermi lo spettacolo. E invecenon fu così. Bastarono le prime battute: il rumore lo sento o lo penso?»,. Me ne stetti teso e in ansia co­me il protagonista e come lui continuo ancora a di­battermi nel dubbio. Ma questa volta cercavo di ripetermi che dopo tutto sono un malato e che non sem­pre attorno alle mie caviglie possono giocare vorticipiacevoli di vento leggero. L’attore era bravo e sapeva

esprimersi con ogni mossa del viso la lotta che do­vevo sostenere per convincersi .che quella notte del rumore era una notte come tutte le altre, anche severamente non lo era. Seduto davanti al piccoloschermo, sentivo in bocca un sapore amaro acido:quell’attore stava dicendo a milioni di spettatori ciò che io avevo scritto nel mio ultimo libro che è sta­to a giacere per un anno nella stessa casa editriceche ora pubblicava il racconto intitolato«Il Rumo­re». Così, pensavo, quello che io ho descritto più di un anno fa, se per caso il libro venisse pubblicato,diventerebbe una cosa già detta e sarebbe come seIo stessi imitando «Il Rumore». Avvilito, sconcertato, quasi distrutto andavo cedendo al mio io paranoico pronto ad acucsare chiunque per quel malessereche mi cresceva dentro. Finito quello spettacolo, assi­sto a una partita di pallacanestro, l’Italia perde esprofondo ancora più giù, credo però che se avesse vinto non mi sarei sentito meglio. Entrando silenziosa­mente in camera da letto trovo mia moglie che congranrumore sta togliendo la rete dalla finestra per chiuderla e mettere in funzione il condizionatored’aria…..CONTINUA